>>>SECRET BEDS
La disincantata eppur straordinaria Eva Rubinstein “giustifica” la sua scelta si essere fotografa, dopo aver abbandonato le luci del palcoscenico per dedicarsi alla magia dell’immagine di luce, affermando che la fotografia è durevole opera della creazione e non mero attimo presto dimenticato( Giuliana Scimè). Maria Pia scopre la fotografia nello studio di Aldo Palazzolo, a Londra si confronta con i diversi aspetti della poetica fotografica e definisce la sua scelta: privilegerà la foto “costruita” quale evento finale o in divenire di un progetto del quale curerà la regia.
Le foto di Maria Pia, nate da un idea e da una consequenziale performance che dal teatro mutua l’inventiva e gli aspetti scenici, sono un racconto aperto e non finito che ,labirinticamente , può essere continuato ma mai concluso da chi osserva. I soggetti rappresentati, complici nel gioco, operano in un contrasto costante tra animato e inanimato, inserendosi tra oggetti- simbolo la cui collocazione , all‘interno della foto, non è casuale.


